giovedì 29 dicembre 2011

La città dimenticata

Una volta, in una piccola città, uguale a tante altre, cominciarono a succedere dei fatti strani.
I bambini dimenticavano di fare i compiti, i grandi si dimenticavano di togliersi le scarpe prima di andare a dormire, nessuno si salutava più.

Le porte della chiesa rimanevano chiuse. Le campane non suonavano più. Nessuno sapeva più le preghiere.

Un lunedì mattina, però, un maestro domandò ai suoi alunni: "Perché ieri non siete venuti a scuola?"

"Ma ieri era domenica!" risposero gli scolari, "La domenica non c'è scuola".

"Perché?", chiese il maestro.

Gli alunni non seppero che cosa rispondere.

Si avvicinava il Natale.

"Perché suonano questa musica dolce?".

"Perché sull'albero ci sono le candele?".

Nessuno lo sapeva.

Due amici avevano litigato: si erano insultati fino a diventare rauchi. "Ora non ho più nessun
amico", pensava tristemente uno di loro il giorno dopo. E non sapeva che cosa fare.

La piccola città si faceva sempre più grigia e triste. La gente diventava ogni giorno più egoista e litigiosa.

"Ho l'impressione di aver dimenticato qualcosa", ripetevano tutti.

Un giorno soffiava un forte vento tra i tetti, così forte da smuovere le campane della chiesa.

La campana più piccola suonò.

Improvvisamente la gente si fermò e guardò in alto. E un uomo per tutti esclamò: "Ecco che cosa abbiamo dimenticato: Dio!".

Se c'è speranza in questo mondo è solo perché risuona ancora il nome di Dio. Milioni e milioni di persone gettano su questo nome le gioie e le paure della propri a esistenza. E' l'unico nome che porta su di sé il peso dell'umanità e che dà un senso a tutto.

Anche per questo non possiamo rinunciare a pronunciarlo con rispetto e fiducia.

ParolaLibera

martedì 27 dicembre 2011

Eccomi davanti a Te


Signore eccomi davanti a te! Sono nel tuo Natale...

Davanti alla tua capanna di luce lontana che illumina i miei passi insicuri.

Davanti ai tuoi pastori che mi ricordano la bellezza semplice della vita.

Davanti ai raggi della tua stella che filtrano negli occhi della mia anima e rincuorano il cammino.

Davanti ai tuoi angeli che, fratelli e sorelle, mi parlano di te.

Davanti a Maria, tua madre, che, come me, vive il sogno silenzioso del Dio vicino.

Davanti a Giuseppe, tuo padre nella fedeltà, che, come me, cerca risposte nel vangelo che non abbandona

Davanti alle tue creature che, come me, vivono la fragilità dell'umanità.

Davanti alla tua storia che, fuori dal tempo, vive la storia del mio tempo.

Davanti alla tua luna splendente che, come me, vive la nostalgia della tua tenerezza.

Si Signore, sono davanti a te! Infreddolito, incredulo, ma meravigliato che mi cerchi ancora...

ParolaLibera

sabato 24 dicembre 2011

Legenda di Natale a Cresburg

Cresburg è l'unico paese del mondo cristiano in cui le campane suonano la gloria della nascita del Redentore cinque minuti dopo la mezzanotte.
Viveva a Cresburg una vecchina di oltre cent'anni: si chiamava Gret.

Una sera, era la sera del ventiquattro dicembre, nella piccola casa entrò improvvisamente la Morte: era passata dalla porta chiusa, silenziosamente.

Gret, che stava sferruzzando lestamente, alzò gli occhi su lei:

- E' ora? - chiese ansiosa.

- E' ora - rispose la Morte.

- Aspetta ancora un poco, te ne prego - supplicò la vecchina - Devo finire questa maglia di lana.

- Quanto tempo occorre?

Gret diede un rapido sguardo al lavoro, fece un breve conto e rispose: - Due ore. Due ore mi bastano.

- E' troppo.

- Ma io devo assolutamente finire la maglia. Tutti gli anni ne faccio una per il Bambino che nasce. E se non riesco a finirla, il Bambino avrà freddo. Non senti che gelo?

- Due ore di ritardo nell'ubbidire alle leggi di Dio - rispose gravemente la Morte - significano duecento anni di pene da scontarsi prima di raggiungere la pace divina.

La vecchina ebbe un moto di sgomento.

Ma poi scosse il capo: - Non importa - rispose - Il Bambino, senza maglia, soffrirebbe. Duecento anni? Pazienza.

E continuò a sferruzzare veloce, mentre la Morte, in un angolo, attendeva.

Mancavano pochi minuti alla mezzanotte, allorché Gret alzò il capo: Sono pronta, disse alla Morte
Uscirono insieme e s'incamminarono vicine sotto il cielo coperto di stelle.
Troc, troc, faceva la falce, picchiando sulle scapole nude della Morte.

Sulla grande strada alberata dovettero fermarsi.

Circondato da un alone di luce bianchissima, avanzava il Bambino che si recava a Betlemme.

La vecchina si inginocchiò, e, quando Egli le fu vicino, gli porse umilmente la maglia.

Gesù si fermò, guardò la Morte che attendeva, poco discosto e chiese: - Dove andate?

- A scontar duecento anni di pene per raggiungere la felicità eterna - rispose la vecchina

Il Bambino la fece alzare e si rivolse alla Morte: - Vattene - le disse - L'accompagno io.

La prese per mano e ritornò indietro sulla via percorsa, fino in Paradiso.

Poi riprese il cammino per andare a Betlemme: quando vi giunse era la mezzanotte e cinque minuti.


Di cosa ha bisogno il Dio Bambino?

Di nulla, se non del calore dell'amore di chi si mette in gioco per lui, come lui si è messo in gioco per salvare i suoi fratelli!

(leggenda austrica)

ParolaLibera

venerdì 9 dicembre 2011

III domenica d'avvento

Giovanni 1, 6 - 8.19-28

"Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?». Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No». Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose:«Io sono voce di uno che grida nel deserto:Preparate la via del Signore,come disse il profeta Isaia». Essi erano stati mandati da parte dei farisei. Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando."

Giovanni Battista è chiamato a rendere testimonianza alla luce, che è Gesù. Egli testimonia che è Gesù che è importante, non il Battista e non noi. Egli lo indichera come colui su cui è sceso lo Spirito di Dio e che sarà come agnello pasquale, il sangue ha salvato i primogeniti dalla morte.
A chi chiede perchè invitiamo alla conversione, con quale autorità facciamo i profeti in questo tempo, dobbiamo rispondere come Giovanni: in mezzo a noi c'è uno che non è conosciuto e che tuttavia è degno di ogni rispetto, perchè è l'origine della nostra vita.
Il nostro compito è quello di preparare la via del Signore, non porre ostacoli alla sua venuta, ma rendere la starda agevole a chiunque zoppichi, rendendola più liscia possibile, prendendoci cura della nostra e della vita dei fratelli allo stesso modo e nel medesimo tempo.
Il luogo dove avviene il tutto è dove scorre l'acqua, cioè la vita.
è nella quotidiana esistenza che occorre rendere testimonianaza alla luce che è Gesù, alla sua ospitale santità che accoglie chiunque si avvicini con fede alla salvezza, cioè per trovare la Vita con Lui e vivere come Lui.
La domanda degli inviati può essere sincera o impertinente, sincerà se si mettono in fila per ricever il battesimo e la conversione, impertinente se credono di essere già salvi.
Giovanni però chiede di convertirsi anche se questa impertinenza diventa incredulità di fronte all'accoglienza di Gesù dei peccatori, a qualunque strato sociale o popolo appartengano.

ParolaLibera

mercoledì 7 dicembre 2011

8 Dicembre - Immacolata Concezione

Lc 1, 26-38

"In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.

Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei."


Il saluto dell'Angelo è un invito alla gioia: "Rallegrati"; e poi: "Piena di Grazia: il Signore è con te". Queste parole turbano Maria e, anche se l'angelo non le ha ancora rivelato il disegno di Dio, lei intuisce da quel saluto, del quale si chiede il senso, che è stata prescelta per qualcosa di speciale. L'angelo coglie il suo turbamento e la rassicura. Il divino che prorompe nell'umano non può che creare scompiglio, confusione, timore, disorientamento, sconvolge i piani e i programmi. "Non temere...". Solo dopo averla rassicurata l'angelo può continuare con l'esposizione del progetto di Dio disposto a lasciare la sua divinità e farsi uomo.

E' di nuovo calma e razionale Maria e chiede spiegazioni: "Come può avvenire ciò?" La risposta fa rabbrividire: "Lo Spirito scenderà su di te...". La potenza di dio irrompe sull'esistenza: maria pronuncia quel "si" che sconvolge la sa vita e il nostro destino; accetta che Dio cresca in lei per darlo alla luce per l'umanità. Anche Giuseppe sarà rassicurato dall'angelo. Dio ha bisogno di una mamma e un papà e scegliere la sua famiglia.

Maria e Giuseppe hanno atteso il bambino e ne hanno scrutato la crescita chiedendosi come sarà questo figlio, un altro Padre è comunque palpitante dall'alto dei Cieli, in attesa. Volge il suo sguardo ad ogni famiglia e la sostiene nell'accogliere la vita con gioia anche quando sconvolge i piani. Ora ogni cristiano ha il compito di rendere visibile questo Amore.

ParolaLibera


martedì 6 dicembre 2011

II Domenica d'Avvento

Mc 1,1-8

"Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio.Come è scritto nel profeta Isaia:

"Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te,
egli ti preparerà la strada.
Voce di uno che grida nel deserto:
preparate la strada del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri."
Si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico e predicava: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».

L'inizio del Vangelo è la presenza del discepolo che , memore della storia passata e degli interventi salvifici che DIo ha realizzato in essa, annuncia il tempo dela conversione a Dio, che viene anche oggi, fedele all'alleazna con l'umanità.
Il peccato è non prendersi cura della vita dei fratelli come della propria. Per noi occidentali è soprattutto l'indifferenza per quanto accade al di là del nostro mondo di benessere, il non essere sufficientemente attenti ai poveri che circondano il nostro vivere sicuro.
Preparare la via del Signore, vuol dire vivere con giustizia maggiore, più intensa. Se la globalizazione porta con sé la perdita di legami e l'accentuazione di individualizzazione, per cui ciasuno pensa sia meglio occuparsi quasi esclusivamente di sé, il Signore viene a salvarci da questa illusione di sufficienza per cambiare il nostro cuore e riconoscere che la relazione giusta con il fratello è necessaria alla nostra vita. Senza l'altro, cui siamo legati dall'origine, non andiamo da nessuna parte.
Cosi fecero gli ebrei che accorsero da Giovanni Battista. Dobbiamo però esee consapevoli, come Giovanni, di come Gesù è più forte di noi perchè viene dallo Spirito per accogliere tutti coloro che si riconoscono peccatori e desiderano vivere con e come Lui, realizzando una vita fraternae giusta con gli altri. In questo modo la Via può essere percorsa senza evitare ostacoli che noi, con il peccato, mettiamo sulla nostra strada. In questo tempo deidchiamoci perciò a "gridare" la nostra testimonianza del Figlio di Dio che viene, purifichiamo il cuore e dedichiamo il nostro tempo a instaurare relazioni e accogliere il prossimo per accoglierLo con cuore puro.

ParolaLibera